Liberi e chiusi in casa

Per proteggerci dalla pandemia siamo stati a casa e messo la salute in cima alla gerarchia dei diritti. Grazie ai media abbiamo continuato ad esercitarli, ve lo racconteremo con una staffetta di collegamenti da tutto il mondo.

“Accetto di non abbracciare la mamma, ma non toglietemi TikTok!”

Amnesty International lavora dal 1961 per garantire l’accesso a tutti i diritti fondamentali per ogni essere umano. La pandemia da Covid-19 e le conseguenti misure di sicurezza hanno modificato l’ordine e le priorità delle nostre libertà e dei nostri diritti. Ci siamo resi conto che ogni stato in emergenza può, e forse deve, obbligare le persone sul proprio territorio a rinunciare temporaneamente ad alcuni diritti per proteggerne uno superiore e comune.

La nostra sopravvivenza e quella delle persone accanto a noi detta la misura della possibilità di accesso ai diritti, per questo ci pare importante riflettere su ciò di cui abbiamo bisogno per vivere e per essere felici:

  • “Fino a che punto un potere può spingersi a limitare le libertà individuali in nome di un bene collettivo?”
  • “A cosa abbiamo rinunciato con facilità e cosa ci ha invece messo in difficoltà?”

Analizzeremo i diritti e le libertà che sono stati sospesi o modificati dal governo svizzero, e dai governi di altri paesi, e le conseguenze sulle nostre vite.

“Dovete stare a casa!” “Ma quale casa?”

La contrazione dei diritti ha evidenziato le disuguaglianze del nostro mondo e accentuato discriminazioni e fragilità. Immediatamente è stata chiara la differenza tra l’essere chiusi in una villa con piscina o in un appartamento di periferia, tra il possedere una casa e il vivere per strada.

Solo i paesi ricchi hanno potuto fare programmi di aiuto finanziario e sociale: un architetto che resta senza lavoro a Mumbai non potrà godere dello stesso sostegno sociale del collega di Locarno. Le economie di molti paesi si basano su lavori precari, a giornata e in luoghi senza alcuna politica di protezione dei lavoratori.

La storia, però, ci insegna che nelle più grandi difficoltà possiamo esprimere il massimo delle nostre potenzialità e a questo proposito vi faremo conoscere la maestra cilena che ha utilizzato la “Radio Mapuche” per continuare a far lezione, perché tanto il computer non ce l’aveva nessuno dei suoi allievi, la danzatrice e attivista di Black Likes Matters a El Paso, il DJ internazionale e il medico di pronto soccorso di una zona rossa.

I media per conquistare i diritti fondamentali

Abbiamo rivisto la gerarchia dei valori e ci siamo chiusi in casa. Qui i media sono diventati la nostra possibilità di accesso a diritti fondamentali come istruzione, cultura, sanità, religione, giustizia, informazione. L’essere umano nelle situazioni più vulnerabili riesce a trovare le risposte per restare parte attiva della società? Per garantire la propria dignità e quella degli altri?

Non tutti sapevamo usare gli strumenti digitali e non a tutti erano disponibili, le enormi differenze di conoscenza e accesso ai media sono state un ulteriore discriminazione nell’accesso ai diritti.

A livello mediatico abbiamo assistito a una bulimia di informazioni sulla pandemia, che ha di fatto posto in secondo piano ogni altra notizia.

 

Vi aspettiamo per parlarne e condividere le nostre storie!

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Tema  proposto da Amnesty International Svizzera

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